#GiardiniVeneziani – Malipiero Barnabò

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#GiardiniVeneziani- Malipiero BarnabòContemporaneamente al fenomeno della grande scomparsa dei grandi giardini di palazzo dalle aree marginali della città, sostituiti dall’espansione industriale residenziale e produttiva, si assiste alla fine del XVIII secolo e per tutto il successivo alla creazione di nuovi giardini, sorti con l’abbattimento di adiacenze o di interi palazzi.
Questi nuovi spazi risultavano assai diversificati nella pianta perché, adattandosi all’area occupata in origine dall’edificio, non rispettavano le regole configurative di un giardino che nasceva e si sviluppava insieme al palazzo.

Anche il giardino di palazzo Cappello Malipiero, ora Barnabò, che compare nel rilievo dei palazzi sul Canal Grande del Moretti ( 1828-1829), raffigurato con alberi già adulti, sorse in quegl’anni. Sappiamo che l’area era stata in passato causa di liti e controversie tra gli antichi proprietari -i nobili Cappello- e la confinante famiglia Vendramin.
Quando il 22 aprile del 1597 Elisabetta Cappello sposa Catterino Malipiero la proprietà Vendramin, comprendente anche una piccola casetta «con orto e bastion», venne acquistata e vi fu realizzato un passaggio per permettere un più facile accesso dal Canale alla Corte. ( G. Damerini 1962 )
Il palazzo subì, nel tempo, importanti rinnovamenti e la distribuzione interna venne modificata in modo da ottenere due appartamenti completamente indipendenti sia nell’accesso da terra che dall’acqua , sul Canal Grande.

Il piano nobile fu inoltre collegato, mediante un grande scalone situato nell’area del futuro giardino, con la corte. Nel 1808 estintasi la famiglia Malipiero, la proprietà fu affittata a Leopoldo Cicognara che dispose un meticoloso ed accurato restauro di tutto l’edificio «lo decorò di preziosa mobilia antica che possedeva ne comperò dell’altra, dipinse a fresco parecchie stanze, specie un piccolo gabinetto in cui riprodusse certi suoi studi su alcune pitture trovate a Ercolano». ( biografia del Cicognara scritta dal Malamani riportata da E. Bassi )
E’ in quel periodo appunto che il giardino, forse per volere dello stesso Cicognara, fu creato chiuso inizialmente da un muro per proteggere l’area dalle insidie dell’acqua alta, come ci documenta anche l’incisione dei F.lli Combatti.

Vera da pozzo

Vera da pozzo

L’impianto distributivo del giardino appare singolare, forse a causa della tipologia del palazzo caratterizzato da un grande androne passante dal campo alla corte, orientato perpendicolarmente all’accesso dal canale. L’area segnata da un semplice scomparto a bossi si allunga sul fianco del palazzo, con un doppio sistema di allineamento verso la corte e verso il canale.

 

#GiardiniVeneziani-Malipiero BarnabòAlla definizione dell’apparato scenografico concorse un ricco arredo statuario introdotto dalla famiglia Barnabò che acquistò l’intera proprietà alla fine dell’Ottocento. Il passaggio dalla piccola corte quadrata , ornata da frammenti scultorei, introduce al giardino vero e proprio attraverso un grande cancello decorato con le statue di Giove e Ganimede e di Ercole ed Anteo, e su quest’asse prospettico termina con un suggestivo fondale, formato da una articolata vasca d’acqua e dal maestoso Ninfeo di Ercole, a conclusione della sequenza visiva.

Dato che nello stesso periodo fu compiuta la distruzione di un altro grande giardino , quello del palazzo Lion Cavazza a Santa Lucia, di cui il Martinioni ricorda che «in nicchio grande alla destra è loggiato Nettuno, a cui piedi si avviticchia un delfino» si potrebbe supporre che parte del ricco patrimonio statuario del giardino di San Samuele provenga da quella sconsiderata operazione.

L’altro asse perpendicolare del giardino a partire dalla vasca si svolge verso la balaustra in pietra posta sul Canal Grande , che sostituì in tempi recenti il cieco muro di cinta per godere della vista sull’acqua, allineando una serie di scomparti rettangolari cintati di bosso al cui interno vi sono gruppi di rose, ed erbacee perenni.

#GiardiniVeneziani-Malipiero BarnabòDisseminate nel giardino vi sono statue che rappresentano figure femminili e al centro del doppio sistema di visuali, intorno alla fontana, vi sono quattro allegorie delle stagioni, opera dello scultore Antonio Bonazza. In questa zona del giardino è interessante l’uso del bosso, potato a formare una quinta teatrale per porre in risalto l’importante statuaria.

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About Author

Anna Toniolo

Autrice, ricercatrice ed esperta di giardini storici. Vanta numerose pubblicazioni e collaborazioni con università ed istituzioni per il recupero e la valorizzazione di beni culturali e luoghi di grande interesse storico ed architettonico.

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